Costi fissi e costi variabili

Costi fissi e variabili: cosa sono, come si fa ad individuarli e perché sono così importanti

 L’argomento “Costi fissi e variabili” è un tema piuttosto vasto e pieno di sfaccettature.

In linea generale su questo argomento si trovano libri e articoli su internet o terribilmente banali oppure troppo tecnici.
Lo scopo di questo articolo è trattare il tema relativo ai costi fissi e variabili in maniera semplice e completa allo stesso tempo.

In questo articolo parleremo, seppur indirettamente, di uno dei 4 documenti che formano il Bilancio aziendale ovvero il CONTO ECONOMICO. Se ti interessa approfondire forma e contenuto di questo documento ho scritto un articolo interamente dedicato. Ecco il link:

– IL CONTO ECONOMICO: LA GUIDA COMPLETA (CLICCA QUI)

Se invece ti interessa capire più nello specifico cosa si intenda per “costo” ti invito a leggere questa pagina cliccando qui.

Pronto? Allora Iniziamo

 

Perché analizzare i costi aziendali?

La risposta banale che si dà comunemente a questa semplice domanda è: “così riesco a capire quanto spende la mia azienda in modo da tagliare i costi dove posso e aumentare l’utile”.

Come tutte le risposte banali è vera ma molto incompleta.

L’analisi dei costi ed in particolar modo la classificazione dei costi aziendali in costi fissi e variabili serve a:

Analizzare la redditività aziendale: coerentemente con la risposta banale vista poco fa analizzare i costi vuol dire come sto spendendo le risorse della mia azienda e cosa posso fare per rendere il processo di business più efficiente

Determinare e analizzare il punto di pareggio: grazie all’analisi dei costi e grazie alla loro classificazione in variabili e fissi è possibile determinare quale deve essere il livello minimo di ricavo per pareggiare i costi

Determinare i prezzi di vendita: solo se conosco quanto mi costa quello che voglio vendere posso capire a che prezzo venderlo

Definizione di Costi Fissi e Variabili

I Costi Variabili sono quei costi che variano in funzione della quantità prodotta.

Ipotizziamo di avere una azienda che produce sedie di legno.

Tipico esempio sono i costi per materie prime.

Quindi un costo variabile della mia azienda è certamente il costo del legno. Se per produrre una sedia di legno ci vuole 1 kg di legno che costa 100 euro, allora per produrre 10 sedie avrò bisogno di 10 kg di legno che costerà 1.000 euro.

Se con CV intendiamo il Costo variabile totale, con CVu il costo variabile unitario (il costo di 1 kg di legno) e con Q la quantità da produrre allora:
CV = CVu x Q

Nel nostro esempio avremo:
1.000 = 100 x 10

Se vogliamo raddoppiare la produzione avremo un raddoppio proporzionale dei costi:
2.000 = 100 x 20

Da un punto di vista grafico il tutto può essere rappresentato in questo modo:

Altri esempi di costi variabili sono il gasolio nel caso di aziende di autotrasporto, il costo del caffè per un bar, il costo della farina per un pastificio ecc.

Normalmente i costi variabili sono compresi all’interno del Conto Economico civilistico nella voce B.6 “Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: acquisti di materie prime, componenti sussidiari, materiale di consumo e merci “ e in alcune voci di dettaglio della voce B.7 “Costi per servizi”.

Attenzione: non fare l’errore di procedere per approssimazioni considerando tutti conti di queste due voci come costi variabili e tutti i conti delle altre voci come costi fissi.

Per esempio nella voce B.7 sono comprese le assicurazioni che normalmente sono costi fissi!

Ricordati che la distinzione tra costo variabile e costo fisso va fatta conto contabile per conto contabile e, come vedremo più avanti ci sono delle tipologie di costi variabili che non sono completamente variabili.

Adesso occupiamoci dei costi fissi.

I Costi Fissi, invece, sono quei costi che non variano al variare della quantità prodotta.

Riprendendo l’esempio della nostra azienda che produce sedie di legno costi fissi saranno:

• L’affitto del capannone
• Il costo del personale
• L’assicurazione sull’incendio del capannone
• Le rare di leasing dei macchinari
• Ecc

Come vedi sono tutti costi che l’azienda deve sostenere anche quando non produce nulla.

Il grafico ci può aiutare ulteriormente nella spiegazione:

Altri esempi di costi variabili sono il gasolio nel caso di aziende di autotrasporto, il costo del caffè per un bar, il costo della farina per un pastificio ecc.

Come vedi anche se si aumenta la quantità prodotta da 10 sedi a 20, l’azienda dovrà sempre sostenere 50 euro di costi dovuti, per esempio, all’affitto del capannone. Quindi sia che produco sia che non produco.

Dunque, mettendo insieme Costi fissi e variabili di un’azienda, possiamo ottenere i costi totali che avranno l’andamento rappresentato dal grafico qui sotto:

Dunque producendo 10 sedie l’azienda dovrà sostenere costi totali per 150 euro (50 euro di costi fissi + 100 euro di costi variabili) mentre producendone 20 dovrà sostenere costi totali per 250 euro (50 euro di costi fissi + 200 euro di costi variabili).

I presupposti

Ma quasi mai le cose sono così semplici. Ossia quasi mai i costi variabili aumentano in maniera lineare rispetto all’aumento della quantità.

Infatti i costi variabili possono essere di tre tipi:

• Costi variabili proporzionali (o lineari)

• Costi variabili progressivi

• Costi variabili degressivi.

Non ti preoccupare, niente di troppo complesso. Vediamo di chiarire tutto con degli esempi.

COSTI VARIABILI PROPORZIONALI: sono i più semplici e sono quelli di cui abbiamo parlato finora. I costi, quindi, aumentano in maniera proporzionale rispetto alla quantità prodotta.

COSTI VARIABILI PROGRESSIVI: ci sono costi variabili che possono aumentare in maniera più che proporzionale rispetto alla quantità prodotta. Un esempio è il costo di manutenzione: se aumento la quantità prodotta di sedie, devo aumentare l’uso del macchinario che lo produce e, quindi impiegare più ore per la sua manutenzione. Ma l’aumento delle ore di manutenzione potrebbe essere proporzionalmente più alto rispetto alle sedie prodotte poiché il macchinario più lo si usa più lo si usura e quindi potrebbe avere bisogno di un numero di ore maggiore di manutenzione per conservare la sua efficienza produttiva.

Come vedi un aumento della quantità da 10 a 20 non porta un aumento dei costi variabili sino a 200 come negli esempi fatti finora ma li fa aumentare più che proporzionalmente sino a 300.

• COSTI VARIABILI DEGRESSIVI: ci sono costi variabili che, invece, possono calare in maniera più che proporzionale rispetto alla quantità prodotta.

Tipico esempio sono le economie di scale. Se vado da un fornitore e gli chiedo 1 kg di legno me lo farà pagare 10 euro. Ma se gliene chiedo 100 kg ho la possibilità di ottenere uno sconto.

Quindi è possibile ridurre il costo variabile unitario del legno contrattando con il fornitore uno sconto sull’acquisto che preveda la fornitura di 20 kg di legno non a 10 euro al kg ma a 15 euro al kg portando il costo variabile non a 200 euro ma solo a 150 euro

I diversi tipi di Costi Fissi

Anche i Costi Fissi non sono sempre “fissi”.

Ipotizziamo che la nostra azienda di sedie abbia un successo straordinario e che gli ordini aumentino del doppio.

A questo punto ci dovremmo dotare di un nuovo macchinario (per esempio in leasing) e assumere nuovo personale.

A questo punto ti renderai conto come, ad una variazione consistente di quantità, corrisponde un aumento anche dei costi fissi più “classici” come i costi per leasing e il personale.

Quindi, seguendo il nostro esempio, un raddoppio della quantità prodotto porterà ad un raddoppio dei costi fissi che rimarranno costanti sino ad un altro salto “importante” nella produzione (ipotizzato, solo come esempio nel grafico, a 30 sedie).

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Conclusioni

Eccoci giunti alla fine di questo lungo articolo nel quale abbiamo visto sono i costi variabili e fissi, in cosa si distinguono e perché sono così importanti.

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